Il softair è un gioco di simulazione di azioni tattiche e di combattimento realizzato mediante l’ausilio di dispositivi di tiro privi di potenziale capacità di offendere.
Su questo comune denominatore possono essere creati innumerevoli tipologie di gioco, da quelle più verosimili a teatri di operazioni reali, a quelli più affini a videogame, da quelli di una limitata durata temporale a quelli di 24/36 ore, da quelli in ambiente boschivo a quelli in ambiente urbanizzato.
Ciascuno con il suo fascino e ciascuno con i suoi limiti, tutte queste tipologie di gioco hanno come linfa vitale l’onestà degli sportivi. L’eliminazione o la sopravvivenza del giocatore viene dichiarata dal giocatore stesso, che mediante un comportamento corretto rende onore alla corretta e leale competitività sportiva, riconoscendo nell’allenamento e nelle capacità di gioco e non alla scorrettezza e al sotterfugio la via della vittoria sportiva. Ciascuna Associazione, Federazione o torneo possono poi avere regole più o meno differenti per quel che concerne i dettagli del gioco e per questo si rimanda ai singoli regolamenti.

C’è una leggenda che racconta di ogni sport e gioco di squadra, per il Softair tutto sembra essere iniziato intorno agli anni 80 quando negli Stati Uniti d’America alcuni boscaioli iniziarono a spararsi con dei marcatori a vernice per alberi dando luogo a quello che si dice essere stato il primo incontro di paintball della storia.
E questa è la leggenda, Anche perché se fosse vero poco sarebbe rimasto degli sventurati boscaioli, visto la potenza dei loro “giocattoli”…
Percorrendo invece un sentiero più razionale mi piace vedere l’evoluzione tecnologica dei fucili ad elastici con cui da bambini tantissimi hanno combattuto, delle rudimentali fionde fatte di un bastoncino e di una camera d’aria con cui tanti riempivano di palline di carta gli amici al parco o delle infinite battaglie a colpi di cerbottana e coni di carta fatti strappando le pagine del quaderno di brutta dei compiti di scuola. Con la tecnologia ecco che però si sono evoluti anche i costi e quindi, conseguenza evidente, ecco che a giocare ora sono degli adulti, che possono permettersi la spesa, non proprio ininfluente, dell’acquisto dell’attrezzatura e della sua manutenzione.
In quest’ottica di evoluzione ci si scontra evidentemente con la normativa dei paesi ed ecco quindi crearsi le due categorie di quello che è genericamente chiamato Wargame. Da una parte il filone Americano, con il Paintball, che utilizza dispositivi di tiro che proiettano una palla di 12mm piena di vernice ad una velocità alla volata di 150m/s. Velocità e peso della palla rendono necessarie protezioni su tutto il corpo per evitare lesioni ai giocatori. Sempre per la potenza dei dispositivi di tiro il Paintball è vietato dalla normativa di molti paesi tra cui anche l’Italia.
Dall’altra parte il filone Giapponese, l’Airsoft. In Giappone a causa delle restrizioni dettate dalle condizioni di resa relative alla seconda guerra mondiale non era possibile possedere armi da fuoco per uso sportivo. Il conseguente sviluppo delle armi ad aria compressa per uso sportivo ha reso possibile lo studio della tecnologia poi utilizzata anche per la creazione delle Air Soft Guns, ovvero dei dispositivi di tiro che oggi sono utilizzate per il nostro sport, successivamente standardizzate dall’organismo giapponese ASGK.
Il principio di funzionamento è da sempre lo stesso: un gas compresso che proietta un pallino generalmente di 6mm e peso compreso tra gli 0,12 e gli 0,40 grammi ad una velocità massima, sancita dalla vigente normativa italiana, di 99m/s per un pallino di 0,20g . La tecnologia utilizzata può poi variare dal serbatoio di gas compresso da ricaricare periodicamente, all’utilizzo di un pistone azionato da una molla che comprime l’aria e la spinge sul pallino; pistone azionato manualmente o mediante l’utilizzo di un motorino elettrico. A differenza del Paintball in questo caso l’unica precauzione da osservare è la protezione per gli occhi (guardacaso ne più ne meno come per le cerbottane dei bambini…). La dimensione ridotta dei pallini e la miniaturizzazione delle tecnologie di propulsione ha via via consentito di realizzare ASG dall’aspetto sempre più vicino alle vere armi da fuoco, che infatti vengono definite anche repliche giocattolo.
Inizialmente il softair trovò i propri giocatori negli appassionati dei giochi di ruolo, le prime repliche avevano difatti una limitatissima capacità balistica ed il giocare assumeva soprattutto la valenza di una fantasiosa immedesimazione nella parte, una sorta di recita.
Lo sviluppo tecnologico poc'anzi accennato ha via via permesso maggiore fedeltà nella simulazione del combattimento mediante il miglioramento delle capacità balistiche delle ASG.
Ecco quindi l'evoluzione del gioco che, via via, tese a perdere il suo aspetto simulativo e portarsi unicamente verso quello ludico.
In quest'ottica i game limitarono il proprio essere a combattimenti con le ASG finalizzati alla conquista di un obiettivo o alla sopravvivenza della propria squadra.
Il lato simulativo di questo sport venne poi ripreso in quello che fu poi definito "Hard Softair". L'Hard Softair, che ha acquisito questo nome in quanto più impegnativo del suo fratellino minore, è caratterizzato dall'alto valore tecnico-sportivo delle sue competizioni. Valore che comporta la necessità di una maggiore preparazione atletica degli sportivi a cui è richiesto di acquisire, oltre alle capacità gioco caratteristiche del softair, specifiche capacità di orientamento, di vita all'aria aperta anche in condizioni disagevoli, nonchè più approfondita conoscenza delle tattiche, delle tecniche e delle procedure di gioco. Di non secondaria importanza nell'Hard Softair è la pianificazione dettagliata della missione assegnata, valutando gli obiettivi da raggiungere, la morfologia dell'area di gioco, le caratteristiche tecniche dei singoli componenti della squadra e la disponibilità di attrezzature e ASG.
Nell'Hard Softair l'aspetto tattico supera, spesso, l'aspetto della vera simulazione di combattimento, tant'è che è possibile, ed auspicabile, ridurre al minimo gli ingaggi a favore di azioni in copertura per raggiungere nel migliore dei modi l'obiettivo assegnato.    
                 

 

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